ᴍᴜʟʟɪᴄᴋ ɢʜᴀᴛ ꜰʟᴏᴡᴇʀ ᴍᴀʀᴋᴇᴛ : ᴜɴ ᴍᴀʀᴇ ᴅɪ ꜰɪ✿ʀɪ

Martedi 20 ottobre 2026

Calcutta, India. Un viaggio tra colori, rituali e vita quotidiana.
Ci sono luoghi che non si lasciano raccontare soltanto attraverso la bellezza.
Per comprenderli bisogna attraversarli, accettare il disordine, lasciarsi sorprendere da ciò che non avevamo immaginato. E qualche volta, anche fare i conti con il disagio.

È quello che mi è successo al Mullick Ghat Flower Market, il grande mercato dei fiori di Calcutta, dove sono arrivata domenica mattina 18 ottobre, una mattina calda e umida, durante i giorni della Durga Puja.
Ero pronta a lasciarmi conquistare dai fiori. Non immaginavo, però, che per raggiungerli avrei dovuto attraversare un mondo così intenso, fisicamente faticoso e, allo stesso tempo, incredibilmente vero.
Il Mullick Ghat Flower Market si trova sotto il grande ponte di Howrah, uno dei simboli di Calcutta e lungo le rive del fiume Hooghly, un corso d'acqua collegato al sistema del Gange, fondamentale nella geografia e nella storia del Bengala.


È uno dei più importanti mercati di fiori dell'India orientale e uno dei principali centri di distribuzione floreale del Bengala Occidentale. Il mercato si sviluppa in prossimità dello storico ghat, il termine indiano che indica, tra le altre cose, una scalinata o un accesso alla riva di un fiume. Il luogo prende il nome dalla famiglia Mullick: il ghat fu costruito nel 1855 da Rammohan Mullick in memoria del padre, Nimai Charan Mullick.


La storia del mercato dei fiori è più difficile da ricostruire con precisione. Il commercio floreale si è sviluppato in quest'area nel corso del tempo, favorito anche dalla vicinanza al fiume, dai collegamenti commerciali e dalla presenza di pellegrini diretti verso i luoghi sacri.
Oggi, soprattutto alle prime luci del giorno, il mercato richiama commercianti, grossisti, rivenditori e acquirenti provenienti da diverse zone del Bengala. I fiori arrivano dalle aree agricole della regione e alimentano una rete di attività che comprende la vendita al dettaglio, la preparazione delle ghirlande, le decorazioni e le forniture per templi, cerimonie e celebrazioni.
Qui i fiori non sono soltanto qualcosa da ammirare. Sono una merce viva, che deve essere raccolta, trasportata, selezionata e venduta in tempi rapidi. E sono anche una presenza fondamentale nella vita religiosa e sociale della città.


La prima cosa che mi ha colpita non è stata la bellezza. È stato il caos.
La folla si muoveva in ogni direzione, i passaggi erano stretti, le persone si spingevano per riuscire a passare. Il caldo e l'umidità rendevano tutto più faticoso. Sotto i piedi, il terreno era coperto di fango, acqua e residui del mercato. Camminare richiedeva attenzione a ogni passo, cercando di non scivolare e di non perdere l'equilibrio mentre qualcuno ti passava accanto, spesso senza lasciarti spazio.
Non c'era molto tempo per fermarsi. Bisognava avanzare insieme agli altri, adattarsi al ritmo del luogo e per un momento, tutta quella confusione sembrava quasi sovrastare ciò che ero venuta a vedere.
Poi ho cominciato a guardare. Un mare di fiori.
Arancioni, gialli, rosa, bianchi.
Ovunque mi girassi, c'erano fiori.
Grandi quantità di tagete dalle tonalità accese che riempiono interi banchi e vengono intrecciati in lunghe ghirlande. Fiori di loto rosa, venduti singolarmente o raccolti in composizioni destinate alle offerte religiose. Rose, tuberose, gelsomini e tante altre varietà, alcune delle quali non sono riuscita a riconoscere.
Le mani dei venditori si muovevano velocemente. I fiori venivano separati, ordinati, infilati e intrecciati, trasformandosi in oggetti destinati a un uso preciso.

Non erano composizioni pensate per durare a lungo in un vaso. Erano fiori che avevano già una destinazione: un tempio, un altare, un'offerta, una cerimonia.
Durante la Durga Puja, una delle celebrazioni più importanti del Bengala, i fiori assumono un ruolo particolarmente significativo. La festa è dedicata alla dea Durga e celebra la vittoria del bene sul male. Per diversi giorni, Calcutta si riempie di pandal, grandi strutture temporanee che ospitano le rappresentazioni della divinità, e di spazi dedicati alle celebrazioni e ai rituali.
Le offerte floreali fanno parte di questa tradizione. La ghirlanda, in questo contesto, non è soltanto un ornamento. È un gesto di devozione, una forma di offerta, un modo concreto per partecipare al rito.


Guardando i venditori preparare quelle ghirlande, ho pensato a quanto possa cambiare il significato di una stessa materia a seconda del luogo in cui si trova.
Un fiore può essere una presenza decorativa, un ingrediente da studiare per comprenderne il profilo olfattivo, un dono oppure un'offerta sacra.
La sua forma rimane la stessa. È il rapporto che gli esseri umani costruiscono con quel fiore a trasformarlo.
E in quel mercato, questa relazione era visibile ovunque.
Incontrare un mercato di fiori significa istintivamente volerli annusare.
Cerchiamo di riconoscere le varietà, di immaginare le loro sfumature, di distinguere la delicatezza di un fiore bianco dalla nota più verde, umida o speziata di un'altra specie. Il naso diventa uno strumento di conoscenza, un modo per avvicinarsi alla materia prima.
Quella mattina, però, non mi era permesso annusare i fiori, poichè erano destinati alle divinità.
Per una volta, ho dovuto lasciare da parte il mio modo abituale di avvicinarmi alle materie prime.
Ho osservato i colori, le consistenze, la forma dei petali, il modo in cui i fiori venivano raccolti e intrecciati. Ho seguito il lavoro delle mani e cercato di comprendere la funzione di ciò che avevo davanti.
È stata un'esperienza diversa da quella che avrei immaginato per un luogo così ricco di fiori.
E forse proprio per questo interessante, mi ha ricordato che conoscere una materia non significa soltanto sentirne il profumo. Significa anche comprenderne il contesto, la provenienza e il significato che assume nella vita delle persone.
Imparare a guardare senza idealizzare


Prima di visitare il mercato, immaginavo che la bellezza dei fiori sarebbe stata il centro della mia esperienza.
Non avevo previsto quanto il disagio fisico avrebbe fatto parte di quella mattina. La folla, il caldo, il terreno fangoso e la difficoltà di muoversi mi hanno costretta a confrontarmi con un ambiente lontano dalle condizioni alle quali sono abituata.
Eppure, alla fine, è stata proprio la bellezza dei fiori a ripagare quella fatica.
Non perché avesse cancellato tutto il resto, ma perché conviveva con esso.
Il mercato non era diventato improvvisamente più pulito, più silenzioso o più confortevole. Era rimasto quello che era: un luogo di lavoro intenso, attraversato ogni giorno da migliaia di persone, in cui i fiori rappresentano un'attività economica e una presenza essenziale nella vita religiosa della città.
Ed è stato questo a renderlo interessante ai miei occhi.

Viaggiare significa anche accettare che un luogo possa essere affascinante senza essere perfetto, che una tradizione possa emozionarci senza che riusciamo a comprenderla interamente, che la bellezza non debba necessariamente coincidere con il comfort.
Forse il viaggio serve anche a questo, a imparare a guardare senza idealizzare.
Senza pretendere che ogni luogo corrisponda all'immagine che ci eravamo costruiti prima di arrivare. Senza cercare di rendere tutto straordinario, spirituale o meraviglioso.
A volte basta osservare ciò che accade, riconoscerne la bellezza e accettarne anche le contraddizioni.


Sono arrivata al Mullick Ghat cercando i fiori.
Ne sono uscita con qualcosa in più, uno sguardo diverso sul loro significato, sul rapporto tra materia e rituale e sulla complessità dei luoghi che attraversiamo.
Non ho potuto conoscere i fiori attraverso il loro profumo, come faccio abitualmente. Li ho incontrati attraverso i colori, i gesti e le storie che li circondavano.
E forse, per una volta, è stato proprio questo a permettermi di guardarli in modo nuovo.
Perché dietro ogni materia prima c'è molto più di una nota olfattiva.
C'è un territorio, c'è il lavoro di chi la coltiva e la commercia, ci sono tradizioni che si tramandano e significati che cambiano da una cultura all'altra.
Il viaggio con il profumo comincia anche da qui, dal desiderio di andare oltre ciò che riconosciamo, per avvicinarci a ciò che ancora non conosciamo.


Il viaggio continua  🐝

I BLOOM JOURNEY | In viaggio con il Profumo

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